ambrose bierce:

il gentiluomo e l’uomo di partito.

un uomo di partito disse ad un gentiluomo che aveva visto occuparsi degli affari suoi:
“quanto pagherebbe per la sua nomina?”
“niente”, rispose il gentiluomo.
“ma almeno contribuirebbe al fondo per la campagna in favore della sua elezione, no?” chiese l’uomo di partito, strizzando l’occhio.
“oh, no”, disse il gentiluomo gravemente. “se la gente vuole che lavori per lei deve scegliermi senza sollecitazioni. me la cavo benissimo senza nessuna nomina”.
“ma essere eletti”, insistette l’uomo di partito, “è un privilegio invidiabile. e’ un onore servire il proprio popolo”.
“se la virt fosse un onore”, disse il gentiluomo, “sarebbe indecente da parte mia aspirarvi; e se l’ottenessi per la mia applicazione, non sarebbe un onore”.
“bene”, continuò l’uomo di partito, “spero che almeno appoggerì la piattaforma programmatica del partito”.
il gentiluomo replicò: “è improbabile che i suoi autori vi abbiano accuratamente espresso le mie opinioni senza prima consultarmi; e se appoggiassi la loro opera senza approvarla, sarei un mentitore”.
“siete un detestabile ipocrita ed un idiota!” urlò l’uomo di partito.
“nemmeno questo suo parere sulla mia idoneità mi convince” rispose il gentiluomo.

da favole ad orologeria, di a.bierce, guanda 1988

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